martedì 7 marzo 2017

Feud: Bette and Joan


Ecco una vera chicca di cinema nel cinema in Tv, la faida tra Joan Crawford e Bette Davis riprende vita in Feud, una serie che in otto episodi racconta la genesi di Che fine ha fatto baby Jane?

Grandi nomi, da Susan Sarandon, una perfetta Bette Davis a cominciare dalle occhiaia, a Jessica Lange, forse un po' troppo plastificata ma immensa come al solito.
Riduttivo parlare di comprimari quando il cast se la gioca tra Stanley Tucci, Catherine Zeta-Jones, Alfred Molina e Judy Davies e splendida la ricostruzione dell'epoca e i costumi.
Una visione di un mondo unico visto dal buco della serratura che appaga qualsiasi cinefilo.

Feud si presenta come serie antologica, la prossima stagione vedrà protagonista la storia di Lady Diana e del suo sfortunato matrimonio con il principe Carlo. Ma per il momento ci godiamo due splendide attrici nei panni di due splendide attrici.

Una bella sorpresa nella fiorente industria delle serie tv USA che dopo una golden age ultimamente sembra capace solo di raschiare il fondo del barile dei personaggi Marvel, che francamente hanno un po' rotto il cazzo.

Abbinamento con La sfuseria un nuovo negozio che ha aperto da pochissmo proprio dietro casa mia.
Alla Sfuseria si può comprare di tutto e di buona qualità ma sfuso! Molto biologico, tante le tipologie di riso, spezie, tè, detersivi (ottimi e veramente convenienti), frutta secca, verdura, pasta e farina!
Fateci un salto perchè merita veramente!
La Sfuseria, Via Val Maggia, 90 Tel. 06 98184207






domenica 5 marzo 2017

No small parts



Di che si tratta?
Ma di che parla oggi il Cinefilante?
Non basta che abbia scoperto alcuni dei migliori film degli ultimi anni, mai distribuiti in Italia, con un anticipo che ha dell'incredibile?

Ebbene oggi vi parlo di No small parts (buona ricerca su Google!).
Si tratta di una serie di documentari distribuiti su Youtube, realizzati da Brandon Hardesty, attore ma in questo contesto ideatore e narratore. Ogni episodio è dedicato a un caratterista di Hollywood, uno di quegli attori che vediamo un po' ovunque, di cui conosciamo la faccia ma di cui non ci ricordiamo mai il nome.
La serie, che è un vero e proprio omaggio al cinema, da chi il cinema lo fa,  nonostante il minuzioso lavoro di ricerca e la paziente ricostruzione di vite e carriere, è un po' penalizzata dall'essere costruita esclusivamente da materiale di archivio, manca la freschezza di un'intervista ad hoc o di testimonianze dirette.
Non si può, di contro, non rimanere conquistati dall'immenso lavoro e dalla dedizione assoluta che Brandon Hardesty rivolge ai suoi eroi personali, di cui egli stesso fa parte, essendo, suo malgrado, diventato un caratterista anche lui.
No small parts, titolo che evoca una grande verità, a volte dimenticata, dell'industria cinematografica, non ci sono piccole parti nel cinema...
La serie di documentari legata dal filo conduttore della voce narrante di Brandon  ha un sapore di altri tempi. Ci catapulta dentro storie surreali, ci fa conoscere da vicino attori che anche al di fuori dello schermo sono dei veri e propri personaggi.
Si inizia con Anne Ramsey dei goonies, si passa per Crispin Glover direttamente da Back to the future, si arriva a Vincent Schiavelli, il fantasma della metropolitana in Ghost.
E' veramente un piccolo piacere da appassionati scorrere la lista dei nomi a cui No small parts ha dedicato un episodio e ci sono anche delle belle chicche per i fan di Games of Throne.
Ecco, ho detto quello che dovevo, dire ora tocca a voi!
Enjoy No small parts!

Abbinamento con la bella eventualità di passare una giornata a Caprarola per la visita di Palazzo Farnese con annessa una bella sosta all'Hosteria della Rosa.
Io l'ho fatto e sono rimasta soddisfattissima!

domenica 22 gennaio 2017

Rogue One

  • Sabato 21 gennaio 2017, spettacolo delle 20.00
  • Cinema Lux, in ultima fila. Bambini presenti in sala che tra il primo e secondo tempo sentono la necessità di prendere lo smart-phone e giocare ai video-game.

Inevitabile, bisognava vederlo per (la) forza, anche se la mattonata sui coglioni era in agguato dietro l'angolo, quasi meglio un film francese in cui tutti muoiono di AIDS oppure un Dogma integralista in bianco e nero sull'incesto (non Festen però... che Festen è bellissimo).

Andate solo se vi piacciono gli effetti speciali, se per motivi inesplicabili vi eccitate solo con astronavi e pianeti che esplodono, allora prego, andate pure, altrimenti no.
Di storia ce n'è pochina e i dialoghi raccapriccianti non aiutano.
La versione doppiata in italiano poi sembra a cura dei doppiatori parrocchiali amatoriali del martedì sera, e nemmeno questo aiuta.

Personaggi...
Mi piace molto Felicity Jones che come di consueto avevo talentscoutato in una delle sue prime apparizioni, in "Flashback of a fool",  mai uscito in Italia e che a me continua a piacere molto.
Un visetto delizioso che se ripreso dal profilo meno fotogenico inspiegabilmente sembra quasi brutto... Ovviamente il regista, per motivi oscuri, spesso predilige questa inquadratura.

Il tipo con cui alla fine c'è il bacio, di cui non mi ricordo già più il nome e che non vale neanche una rapida ricerca su IMDB, è uguale a Ricky Menphis smagrito.

Ora... non è che io voglia denigrare Ricky Menphis, che oltretutto mi sta pure molto simpatico ma cazzo nell'universo attoriale ci sono dei fichi da paura, che te senti male solo a guardarli...
Non dico che dobbiamo arrivare alle vette di un James Franco che quando sorride irradia sex-appeal  da qui alla costellazione di Orione, ma Ricky Menphis con 20 chili in meno non è la mia idea di protagonista di un episodio di Guerre Stellari.

Sempre interessante Mads Mikkelsen che sta bene con tutto, proprio come una borsa di Gucci d'annata.

Taccio su Forrest Withaker, tra l'altro forse il peggio doppiato di tutti, e la considero la mia buona azione quotidiana.

Trama sconclusionata con buchi di sceneggiatura grandi come l'accesso nello scudo spaziale del pianeta. Meraviglioso (sottolineo che è ironico perché al lettore frettolo spesso tende a sfuggire completamente) il momento in cui uno dei comprimari dovendo collegare un cavo per trasmettere dei dati (cazzarola non hanno il wi-fi), è impossibilitato a farlo perché il filo è troppo corto.
Cambio di scena e il filo magicamente si è allungato di cinque o sei metri.

Aggiungo che tutta la "filosofia" originaria è un pallido ricordo ed è solo accennata mentre la roboante colonna sonora non abbandona un solo secondo la visione, aumentando ulteriormente la dimensione dei suddetti coglioni, già pesantemente messi a dura prova dalla mattonata ricevuta.

La mia amica Emanuela ha commentato: "Forse l'unica novità potrebbe essere che lei avesse una storia con il robot...". Ma no... purtroppo non è così!

Consigli per una prossima visione?

Abbinamento di un certo prestigio, una new entry nelle categorie degli abbinamenti del Cinefilante... perfetto da abbinare con Rogue One.... Vabbè se volete scoprire il mistero selezionate il testo seguente tra le due X...


X                       STOCAZZO!                    X

venerdì 20 gennaio 2017

Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali e Passangers

Venerdì 13 gennaio 2017, Cinema Lux, sala 8 oppure 9 non mi ricordo...



Miss Peregrine è il secondo film al cinema di questo 2017. Il primo è stato Passangers che è pure un prodotto di intrattenimento decente ma non abbastanza interessante per dirne qualcosa...
Come uno di quei ristoranti dove vai a mangiare, ringrazi il cielo che almeno non ti senti male il giorno dopo ma non ti ha colpito nulla, lasciandoti quella sensazioni che tua madre cucini meglio. Anzi più ci pensi e più capisci che è propio così, tua madre cucina meglio quindi non pensi proprio di tornarci.
Passano poche ore e te ne dimentichi. Forse l'unico vago ricordo sarà lo sguardo non proprio rassicurante di Jennifer Lawrence.

In realtà noi eravamo andati a vedere Miss Peregrine ma era tutto esaurito.
...Va bene proviamo Star Wars?
Spiacente posti esauriti pure per Star Wars...
Oh che palle... vabbè vogliamo provare Passangers?
OK qui c'è ancora qualche poltrona disponibile!
Vabbè qualche gioro dopo ci riproviamo ma incocciamo il temibile secondo mercoledì del mese in cui c'è il cinema a 2 euro.
Oh che palle di nuovo!
Orde di barbari calano a valle e vanno al cinema senza un vero perché. Miss Peregrine di nuovo tutto esaurito, non c'è nessun posto per nessun film.
Si arriva a venerdì... sta diventando un lavoro... biglietti acquistati con ore di anticipo e finalmente ci siamo.

Nonostante l'avessi già visto in anteprima a settembre torno volentieri a vedere quello che per me è un piccolo capolavoro di fantasia tratto dal primo libro (sono tre quelli dedicati a Miss Peregrine) di Ransom Riggs ragazzo prodigio in ambito di una certa letteratura fantastica.

Interpreti perfetti iniziando dalla sempre splendida Eva Green che ancora una volta da vita ad un personaggio intriso di fascino e magia. Di Terence Stamp invece posso solo dire che è sempre più migliore (e non rompete i coglioni perché ho richiesto un permesso speciale all'Accademia della Crusca che mi ha concesso una deroga speciale pe questo caso).

Splendidi poi tutti i ragazzi speciali, nessuno escluso, nemmeno i gemelli incappucciati. L'unica delusione è un Rupert Everett incolore, reso fantoccio irriconoscibile da una paura di invecchiare chirurgicamente mal gestita.

La storia si sviluppa sotto una miriade di aspetti dal romanzo di formazione, alle vicende familiari per arrivare agli aspetti più propriamente fantastici con la bolla temperale e la realtà invisibile con tutto il suo substrato magico.
Tim Burton, chi altri meglio di lui, riesce a dirigire magistralmente il tutto con il consueto registro di ampio respiro. Belle le scene in cui lo spazio ampio e luminoso sembrano essere un invito all'apertura della mente, meravigliosa la ricostruzione della casa dei bambini speciali con tutte le sue peculiarità così come la realizzazione dell'onirico ambiente sottomarino.

Miss Peregrine è uno spettacolo fantastico e lo consiglio vivamente anche se eviterei di portarci bambini troppo piccoli per le scene più crude e gotiche ma soprattutto per immagini e situazioni orrorifiche, evocative di paure ancestrali che andrebbero, secondo la mia opinione, dispensate a chi ha già un immaginario ben determinato.

Abbinamento mangereccio obbligatorio con Santi Sebastiano e Valentino in Via Tirso, 107, tel 06 87568048, panetteria con caffetteria e cucina dall'ambiente elegantemente informale, ben distribuito tra legno e marmo. Non perdetevi il pane ai 5 semi, tantomeno tutto cià che è cornetteria e affini, i biscottini e le tortine alle mele e mandorle. Fatemi sapere....


mercoledì 18 gennaio 2017

Ritals


  • Ritals. webserie distribuita su youtube. Episodi di lunghezza variabile.

Conosciuti non più di qualche mese fa grazie alla segnalazione dell'amico Ballestrero, I ritals sono stati un vero e proprio coup de foudre.
"Guarda ti faccio vedere un episodio...!" e in due giorni li ho visti e apprezzati tutti.
No, non è cinema, c'est pas même la telè.... Ce dovete da sta'... è il web!

Ritals, web serie distribuita su youtube, in pochissimo tempo si è creata una schiera di fans fedelissimi in costante e vorace attesa di nuovi episodi.
Due amici, Svevo, irriducibile romano e Federico, abruzzese, compaesano di Rocco Siffredi, raccontano la loro esperienza di italiani a Parigi.

Il progetto nasce da un'idea dell'eclettico Svevo Moltrasio che ha ideato, scritto, diretto e pure montato le due stagioni uscite fino ad ora, con mano consumata e piglio di un certo livello....
Non vi pensiate che la scelta web implichi una qualità inferiore perché non è così, la scrittura si accompagna con un uso della macchina da presa intellegente e creativo (la maggior parte degli episodi è girata in un appartamento), e pure il montaggio, sul quale sono solita dispensare critiche con una certa generosità, è perfetto.

L'idea alla base poi funziona alla grande, gli episodi sono molto divertenti e si barcamenano tra un coté culturale e uno decisamente più greve ma irresistibile, tutto condito da una grande (auto)ironia.
Ce n'è per tutti i gusti, i temi passano dal cibo alla nostalgia, le donne, lo sport e ancora le donne... e le differenze di approccio tra l'essere italiano e l'essere francese.
Idiosincrasie e incompresnsioni che vengono esasperate dall'ulteriore differenza tra i due protagonisti.

La distribuzione web e il rapporto diretto con il pubblico permettono di calibrare attentamente il prodotto, che in ogni caso resta fedele alle esigenze artistico/creative dell'autore.

Nonostante la grande naturalezza dei dialoghi nei ritals non c'è nulla di improvvisato ed è forse proprio questo uno dei motivi di successo, il talento e il professionismo di questi due ragazzi.

Vi consiglio la visione in ordine cronologico della serie, iniziando da "Il bidet" per godere pienamente dello sviluppo dei personaggi, ai quali vi affezionerete certamente.
Io li ho adorati tutti anche se devo dire che Il chimico e l'ultimo uscito, La madeleine, li ho adorati un po' di più. Certo poi c'è La rèntrèe... e dove lo vuoi mettere Tinder? Insomma a me piacciono tutti.

Se siete su Facebook potete seguirli e magari avrete anche visto l'extra dell'episodio La festa, in cui si spiegano le differenze tra Roma e Parigi e che letteralmente sta facendo il giro del web!


Personalmente mi auguro ancora tanti episodi e aspetto un lungometraggio di successo!


Abbinamento con il forno/pasticceria Da Boccione, al Ghetto, in Via Portico d'Ottavia numero 1.
La pizza ebraica è divina, così come la torta di ricotta....
Il numero di telefono non lo trovo, sospetto pure che non lo abbiano. Ma del resto a cosa serve telefonare? Andare, bisogna andare....



giovedì 29 dicembre 2016

The O.A. e la rivoluzione di Netflix

The O.A.  8 episodi dalla durata variabile (62, 58, 60, 60, 60, 31, 60) su Netflix


In un momento epocale in cui le serie tv destano più curiosità e riscuotono più successono dei film al cinema, arriva The O.A. che spiazza e fa discutere gli spettatori.

In onda dal 16 dicembre 2016 su Netflix, azienda che produce, acquista e distribuisce serie TV, nel totale degli episodi prodotti, stagione per stagione.

Non più settimane intere macerandosi ad attendere il prossmo episodio ma la possibilità di passare un lungo week-end  stipati in casa a vedere tutto e tutto insieme, creando un substrato fertile per la manifestazione del serial killer che è in te.
Ma rimando ad un altro momento la mia approfondita analisi psicologica su cosa voglia dire essere appassionati di serie TV e mi concentro su The O.A.

The O.A. è talmene diverso da creare nello spettatore una curiosità del tutto inedità per una fiction... Cosa sto guardando? È fantascienza? È una menzogna? E' suggestione? E' vero o è falso?
Una tale serie di dubbi e di domande non si vedeva dai tempi della metafisica di Lost.
Se la formula netflixiana pungola nel profondo e porta a iniziare e concludere nel giro di 48 ore gli episodi, rinunciando ad una minima socialità amicale e familiare, si può definitivamente anche asserire che nega per molti versi la possibilità di riflessione e assimilazione classica della ripartizione della storia su un periodo più lungo.
Restano i dubbi (alcuni dei quali facilmente fugabili rivedendo un episodio) ma nel frattempo sono uscite almeno altre 4 o 5 serie che rapiscono l'interesse, che ci fagocitano senza pietà.
"Qual era la domanda? Fa niente passiamo ad altro...."
Le critiche comunque non tardano ad arrivare, c'è l'arroganza di chi dice che è solo fuffa o peggio truffa, per manifesta incapacità di capirci una minima mazza, c'è chi guarda lasciando il giudizio in sospeso, chi apprezza pur non essendosi fatto un'idea, chi rifiuta completamente, chi necessita di apporre un'etichetta al prodotto in modo da riuscire ad accettare più che a comprendere.

Detto ciò chi vorrà continuare nella lettura sappia che se non ha visto la serie, qui non si guarda in faccia nessuno, lo SPOILERONE MAGNO è in agguato!

Inizio dalla storia:
Una giovane donna con delle cicatrici sulle spalle tenta il suicidio buttandosi da un ponte, viene salvata e successivamnete riconosciuta dai genitori adottivi che la riportano a casa.
Si tratta di Praire, scomparsa misteriosamente sette anni prima.
A nulla valgono i tentativi dell'FBI di capire cosa le sia successo, tantomeno è spiegabile come abbia riacquistato la vista che aveva perduto in un grave incidente da bambina.
Riadattarsi a una vita normale sembra impensabile prima ancora di impossibile ma a poco a poco sarà lei stessa a svelare la sua storia.
Praire sceglie (o è scelta, o entrambe le cose) 5 persone alle quali raccontare la sua vicenda, oltre allo spettatore, ovviamente, che si trova nel cerchio, guarda, ascolta e si immedesima.
Il dispiegarsi dei sette anni di prigionia si sviluppa negli episodi ma il racconto di Praire inizia da quando, bambina, vive in Russia con il padre, esponente della mafia russa.
Annunciato da premonizioni ei incubi terribili Praire è vittima di un incidente in cui perde la vista. Nei momenti in cui è senza conoscenza incontra Kathun, una figura femminile di potenza straordinaria (un principio femmineo universale), moglie di Aar-toyon, creatore dell'universo, della quale si trova traccia nella mitologia siberiana.
In una "camera" che sembra contenere l'intero universo oltre che uno specchio d'acqua, si consuma dunque l'esperienza pre-morte di Praire e la negoziazione con Kathun per il suo ritorno sulla terra.
Kathun permette alla bambina per poter tornare dal padre, ma in cambio si prende la vista.
La scomparsa del padre e altre vicissitudini la portano negli Stati Uniti e all'adozione.
Praire perà conserva dentro di sé l'idea di poter rincontrare l'uomo e mossa dalle sue visioni, nonostante la cecità, riesce in una fuga impossibile a raggiungere New York. Qui viene rapita da uno scienziato che percepisce le sue capacità medianiche e che studia le esperienze di premorte.
I suoi propositi sarebbero anche nobili ma si sa che la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni, per perseguire i risultati della sua ricerca costringe i 5 reclusi a continui esperimenti in cui li porta ad uno stadio di pre-morte (assenza di ossigeno al cervello per annegamento tramite un macchinario piuttosto arzigogolato) per rianimarli in extremis.
I ciqnue sperimentando il limbo pre-morte riportano con loro la "consapevolezza" di un movimento fisico, simile ad una danza un po' ridicola, che in qualche modo percepiscono potrà condurli alla liberazione.
Nei sette anni di prigionia Praire avrà l'occasione di incontrare nuovamente Kathun che le rivela la sua natura angelica, l'angelo originario, da cui  The O.A. the original angel.
Questo a grandi linee è il passato... Il presente si dipana invece tra il racconto delle vicende e i 5 prescelti, un manipolo di varia umanità, ognuno con la sua problematica esistenziale e sociale da risolvere.

Il racconto di Praire è coadiuvato da scene/situazioni che non ne fanno parte e che quindi confermano il racconto stesso come scelta precisa degli autori (la stessa Praire/Brit Margling con il suo amico regista Zal Batmanglij).
Non viene messa in discussione la veridicità delle vicende da parte degli autori ma solo l'incredulità dei cinque adepti, dei genitori e dello psicologo incaricato di assistere Praire.
Lo spettatore può scegliere se entrare nella storia e viverla per quella che è oppure se viverla dalla parte del'incredulità.
Cerco di spiegarmi.... quando Praire racconta delle sue visioni, della sua prigionia, dei motivi per cui viene rinchiusa, degli esperimenti a cui è sottoposta, delle sua esperienze oltre la vita come la conosciamo per lo più, in molti sentono la necessità di etichettare la vicenda con le seguenti definizioni:
  • è fantascienza
  • è suggestione
  • è il suo modo di sopravvivere a qualcosa di inaccettabile e e quindi inventa una storia del genere
  • è new-age da strapazzo
  • non può essere vero
Il primo passo per capirci qualcosa dovrebbe essere confrontare queste affermazioni con le proprie credenze, perché quando si toccano i sistemi di credenze su argomenti non codificati da fonti ufficiali e intoccacbili quali famiglia, scuola, rligione/chiesa e scienza, in molti vanno del tutto in tilt.
La visione non trova appiglio nella mente associativa e ci si aggrappa all'etichetta, al rifiuto o a qualsiasi altra cosa che non metta in crisi ciò che si crede di conoscere.

Uno dei momenti chaive e al contempo più enigmatico è quando, dopo esserci lasciati trasportare dal racconto, in uno stato di sospensione dell'incredulità, sotto il letto di Praire vengono ritrovati una serie di libri sugli angeli, un'Odissea di Omero (Homer, il compagno di prgionia di cui si innamora) e altri titoli che possono far pensare all'effetto finale de I soliti sospetti in cui si realizza che tutto il film raccontato da Kevin Spacey è frutto di un'improvvisazione di un fantasioso Kaiser Sosa (forse).
Il ritrovamento (tra l'altro spiegabile con l'interesse della ragazza di avvalorare le sue esperienze con la vastità della letteratura disponibile a riguardo) ci getta nel dubbio e nello sconforto.

La prima reazione è quella di una profonda delusione, di sentirsi presi in giro, annaspiamo senza più nessun aggancio o un filo logico. Come un bambino capriccioso lo spettatore mette il broncio e con le braccia conserte a manifestare una chiusura totale. Non sia mai che tutto non sia lineare e spiegato come in un abecedario della prima elementare, non sia mai che si tocchi il mistero della morte o peggio ancora di dimensioni in cui lo spazio e il tempo non si misurino col metro e l'orologio.
A nulla vale il finale (che comunque potrebbe precludere ad un seguito) in cui si avvera la premonizione di Praire e si concretizza la sua capacità di evitare una catastrofe, a nulla vale che molti pezzi trovino posto perhé c'è più di qualcosa che disturba. Il problema sarebbe capire se è The O.A. o i limiti che ci imponiamo per non vedere che là fuori c'è dell'altro...

Indubbiamente alcuni punti restano oscuri e alimentano l'interrogativo ma io credo che saranno spiegati nella seconda stagione. Perché ora non ditemi che, anche se l'avete odiato, e non l'avete odiato, non volete saperne di più...
E Netflix non se la perde questa occasione, soprattutto dopo il passo falso di essersi impossessata di Black Mirror e di averle tolto ogni originalità e carica eversiva.
Di The O.A. io sono certa che in un modo o nell'altro ne sentiremo parlare ancora....

Abbinamento mangereccio di gran pregio con Casa Manfredi pasticceria in Viale Aventino, 93, tel. 069760589. Se volete fare l'esperienza di mangiare un vero cornetto o di assaggiare degli ottimi dolci recatevi senza indugio!



martedì 13 dicembre 2016

Captain Fantastic (Ma Fantastic de che?)

  • Cinema Fiamma, Sabato 10 dicembre, spettacolo delle 22.30, che tipo era dal 1972 che non andavo al cinema così tardi.



Mi piacerebbe fare una chiacchierata con Matt Ross, regista di Captain Fantastic, per capire esattamente cosa volesse raccontare con questo film.
Mi piacerebbe fare una chiacchierata con Matt Ross, relativamente però, perchè potendo scegliere, preferirei farla con Robert Downey jr, nel 2001,  quando interpretava "I want love" per Elton John.

Dunque c'è questo Viggo/padre, incapace di variare la seppur minima espressione del viso, che vive con i figli (parecchi) su una montagna.
La giornata è scandita da corsi di sopravvivenza che nemmeno i marines, free climbing durante il temporale e squartamento di cervi per procacciarsi il cibo.

I ragazzi non sono esattamente felici di questa situazione, punge loro vaghezza che sotto sotto qualcosa non vada per il verso giusto ma quella è l'unica vita che conoscono e l'obbedienza cieca è parte integrante del duro addestramento.

La situazione precipita alla notizia del suicidio della moglie di Viggo, che a quanto pare sulla montagna non ci stava troppo bene.
Dopo alcune schermaglie la famiglia parte per l'estremo saluto, sarà occasione per i ragazzi di allargarei propri orizzonti e di confrontarsi con altri esseri viventi.

Di fronte al contesto di un funerale tradizionale i montanari decideranno di trafugare la bara e di darla alla fiamme, ovviamente per rispettare le ultime volontà materne, in quella che io considero l'unica bella scena del film, con la bella versione acustica di Sweet child of time dei Guns and Roses.


Ovviamente da guardare senza pensare all'odore di carne alla griglia e al fatto che, buttando le ceneri nel cesso di un areoporto, il bambino possa esclamare  "Bye Mom!" come se stesse semplicemente uscendo per andare a scuola.
Ora quello che mi ha incuriosito è come Captain Fantastic abbia convinto lo spettatore medio, quello tutto centro commerciale, divano e televisore, che non muove il culo nemmeno a calci, che minaccia il professore del figlio se per caso gli mette una nota eccetera eccetera... a credere che sia una cosa meravigliosa e fantastica, nell'ordine:
  • isolare i figli su una montagna
  • obbligarli a  cacciare e a squartare animali selvatici per sopravvivere
  • negare loro totalmente la dimensione dell'infanzia,  della socialità, del gioco, della fantasia
  • obbligarli allo studio di materie non adatte a bambini (e non parlo di sesso ma dei due coioni che si può fare un ragazzino con Marx)
  • pretendere rispetto senza a sua volta dispensarlo
Sì, è pure vero che viviamo in una società di merda e che si guarda al futuro delle nuove leve con grande preoccupazione ma non credo il regresso sia una scelta possibile o che quantomeno non si possa imporre.

Il messaggio che passa in Captain Fantastic è che di fronte al tentennamento nell'uccidere una pecora ci si può sfamare con un bel furto al supermercato, con gran divertimento e soddisfazione.
Perché, come si dice a Roma, so' tutti bravi a fa' i froci col culo degli altri e là dove Captain Fantastic non riesce a sfruttare la natura della montagna a quanto pare si può sempre sfruttare altri esseri umani.

Se si eccettua il monocorde Alatriste, la tribù di figli è deliziosa, sono tutti bravissimi e credibili nel ruolo e gli unici momenti carini sono la loro ingenuità e naturalezza. Da seguirli nelle future prove.

Il vero difetto di queste due ore quasi sprecate comunque è la completa mancanza di empatia, di emozione con cui tutto viene raccontato. Un padre di una freddezza unica, senza pietà e decisamente egocentrico, che solo alla fine SPOILER si ravvede ma più che altro perché il suocero ha minacciato di fargli passare l'anima dei mortacci.
Captain Fantastic.... ma fantastic de che? Bocciato!
 

Se si vuole fare il gioco delle famiglie costrette all'isolamento vi propongo Kinodontas di Yorgo Lanthimos, cinema greco da brividi con cui fare i conti, questo sì, nel bene o nel male, da vedere.